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02/03/2009
La musica in testa
La musica produce molti effetti sull'uomo: plasma le menti di giovani musicisti, modifica l'umore,
migliora le prestazioni. E se viene considerata quasi doping per gli sportivi, per i malati è quasi una
cura.
di Nicola Amoruso, 5° Liceo Scientifico E. Curiel, Padova
Per chi suona
Secondo uno studio di Elizabeth Margulis E.M., ricercatrice dell’Università dell’Arkansas, USA, presentato a San Francisco durante il Congresso Internazionale “Human Brain Mapping 2009”, suonare uno strumento musicale fin da piccoli cambierebbe la struttura del cervello.
Infatti, secondo i dati presentati dalla ricercatrice, un musicista, anche da adulto, avrebbe un cervello diverso da dagli altri. I musicisti sembrano avere addirittura un'immaginazione e una memoria differenti da quelle della maggioranza delle persone, basate sui suoni (uditive) piuttosto che sulle immagini (visive).
A sentirla così può sembrare strano, ma questo fenomeno è noto da tempo; i neuroscienziati lo
chiamano “plasticità neuronale” e lo hanno riscontrato anche per altre attività svolte on intensità fin da piccoli.
Per chi ascolta
Alla vigilia della maratona di New York la federazione americana di atletica ha deciso di vietare l'uso degli Mp3 nelle gare ufficiali; durante una maratona in Minnesota, sono stati ritirati (ericonsegnati per posta il giorno dopo) 7000 iPod. Molti atleti dichiarano di essere aiutati dalla musica, perchè dà loro carica e fa sentire meno la fatica. In effetti, secondo alcuni studi la musica ridurrebbe la percezione dello sforzo, favorirebbe il rilassamento e ridurrebbe il consumo di calorie.
La musica non dà soltanto la carica; si ascolta anche nelle sale operatorie per allentare la tensione durante gli interventi, qualcuno la ascolta studiando per concentrarsi meglio. Ai bambini si cantano melodie dolci per farli addormentare. E, al di là dell'effetto soggettivo che un dato brano può provocare in ciascuno, e magari all'impressione ingannevole di fare una cosa meglio ascoltando la musica, sembra ormai accertato che essa influisca realmente su di noi: l'università canadese di McMaster ha scoperto legami cerebrali fra il sistema dell'udito e la regione motoria, quindi fra musica e coordinazione dei movimenti.
A chi fa molto bene Esagramma è una cooperativa sociale che da quasi una decina d'anni pratica un programma di “Musicoterapia Orchestrale”, unico in Europa; organizza cioè corsi di musica per giovani con problemi psicologici e mentali anche molto gravi (come l'autismo). Se lo vogliono, questi ragazzi possono imparare a suonare violini, violoncelli, contrabbassi, arpe, vibrafoni, fiati o percussioni, per arrivare a suonare tutti insieme in un'orchestra. Anche grazie all'aiuto di musicisti esperti, il gruppo sinfonico di Esagramma raggiunge livelli molto elevati. I risultati più sorprendenti, però, si vedono nei musici stessi e nel miglioramento della loro condizione: molti di loro, prima incapaci di rimanere attenti per più di tre minuti, oggi suonano in concerto per oltre due ore, spesso suonando i pezzi a memoria (dato che non sanno leggere gli spartiti), dimenticano le paure quotidiane ed esprimono un po' di loro stessi attraverso gli strumenti.
Insomma se la musica per questi ragazzi è una vera e propria terapia, per tutti gli altri sembra proprio che influisca così tanto nello sviluppo dei bambini da rimanere in testa per tutta la vita.
Fonti:
Mente & cervello n. 40 anno VI, aprile 2008
www.esagramma.net
la Repubblica.it, sezione Esteri, 2 novembre 2007
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